“Il primo orizzonte del nostro cambiare verso è il territorio e le nuove generazioni. Non possiamo formare talenti per poi regalarli ad altri territori. Trattenere i talenti è una responsabilità collettiva, non solo universitaria. Riguarda la capacità di un territorio di credere nei propri giovani”. È questo il messaggio che la rettrice Chiara Leardini ha voluto dare in occasione della sua prima inaugurazione dell’anno accademico alla guida dell’Università di Verona. La cerimonia si è tenuta giovedì 5 marzo nell’aula magna del polo Zanotto: un momento solenne ma anche un’occasione per raccontare le sfide che attendono l’ateneo nei prossimi mesi e anni.
Ad aprire l’inaugurazione del 43º anno accademico 2025-2026 dell’Università di Verona è stata la rettrice Chiara Leardini, che ha esordito sull’importanza del legame stretto tra università, istituzioni e sistema produttivo. “Nessuna università, da sola, può invertire una traiettoria demografica o costruire attrattività strutturale. La differenza la fanno le alleanze, la fanno le istituzioni che dialogano, la fanno le imprese che investono in competenze remunerate adeguatamente. La fanno i territori che scelgono di essere comunità, non solo geografie. Su questo abbiamo lavorato nei primi cinque mesi del mio mandato dando vita all’Agenda territori attrattivi, che nasce dalla convinzione che l’attrattività sia una competizione tra luoghi, fatta anche della capacità di generare condizioni di vita, di lavoro, di ricerca, in cui le persone possano immaginare un futuro”.
Sono seguiti i saluti istituzionali del presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, e del sindaco di Verona, Damiano Tommasi.
“I risultati raggiunti dall’Università di Verona contribuiscono in modo determinante alla crescita culturale, sociale ed economica del nostro territorio – ha dichiarato Stefani –. Questo ateneo si conferma una realtà dinamica, con una crescente attenzione all’internazionalizzazione, all’occupabilità dei laureati e alla qualità dei percorsi formativi. La Regione – insiste Stefani – farà la sua parte per sostenere il diritto allo studio, valorizzare il merito e creare le condizioni affinché la nostra sia sempre più terra di opportunità, dove costruire un progetto di vita – conclude –. Desidero ringraziare la rettrice, il corpo docente, il personale tecnico-amministrativo e tutti coloro che, con passione e competenza, rendono possibile questo percorso di eccellenza. Buon anno accademico a tutti”.
“Come amministrazione crediamo molto nel valore delle reti: alleanze tra università, istituzioni, imprese e realtà del territorio che condividono obiettivi comuni – ha affermato Tommasi -. Solo lavorando insieme possiamo rendere la nostra città e il nostro territorio più attrattivi, capaci di trattenere i talenti valorizzandoli e di attrarne di nuovi. Le scelte che facciamo nelle istituzioni locali, dalle politiche sulla mobilità a quelle sull’economia, sul turismo e sulla cultura contribuiscono a costruire il modello di sviluppo della città che deve avere un respiro sempre più internazionale.
In questo percorso l’università è un partner fondamentale. Per questo sosteniamo e condividiamo le sue attività e i suoi progetti. Ne è un esempio l’accordo recentemente approvato all’unanimità dal Consiglio comunale per lo sviluppo delle attività di Scienze motorie, con una concessione di spazi di lungo periodo pari a 50 anni: una scelta che dimostra come, al di là delle differenze politiche, ci sia la volontà comune di far crescere l’Università di Verona in stretta collaborazione con la città.
Credo anche che non dobbiamo temere le esperienze internazionali dei nostri giovani. Viaggiare, studiare o lavorare all’estero arricchisce le persone e amplia le loro visioni. La vera sfida per noi istituzioni è creare le condizioni perché questi giovani possano tornare e trovare qui un terreno fertile dove mettere a frutto con entusiasmo le competenze acquisite.
Per questo il tema della meritocrazia resta centrale. Dobbiamo costruire un Paese in cui impegno, preparazione e dedizione siano riconosciuti e valorizzati.
Sono convinto che i nostri studenti siano molto apprezzati nel mondo proprio per la qualità della loro formazione. Il nostro compito, come istituzioni, è continuare a lavorare insieme – università, imprese e territorio – per creare opportunità, rafforzare questo ecosistema e rendere la nostra città un luogo in cui i giovani possano crescere, tornare e costruire il proprio futuro”.
“In Veneto circa un giovane su due che emigra è laureato – ha detto la rettrice –. Formiamo competenze di alto livello che altri territori intercettano. Il nostro Piano strategico triennale nasce da qui: attrarre, formare e trattenere persone di valore, promuovendo ricerca di qualità, didattica innovativa e integrazione con il territorio, in un contesto internazionale e digitale. È una strategia di sviluppo per cui non dobbiamo solo attrarre studentesse e studenti da fuori; dobbiamo convincere molti più giovani, anche del nostro territorio, che l’università può essere una scelta decisiva per il loro futuro”.
Ma trattenere talenti significa soprattutto investire nel capitale umano della ricerca. “Recluteremo giovani ricercatrici e ricercatori anche in un momento complesso per il sistema universitario nazionale. Abbiamo destinato oltre 33 milioni di euro a questo intervento, per un totale di quasi 80 milioni di euro di investimenti triennali. Dal prossimo ciclo di dottorato aumenteremo di 100 euro mensili netti la borsa di ricerca per tutti i nostri dottorandi. E introdurremo l’esenzione della tassa di iscrizione per tutti i cicli di dottorato. È un inizio, un fatto concreto. Il dottorato è il cuore della filiera della ricerca. E la ricerca deve essere restituita al territorio e alla città. Concretamente, il trasferimento tecnologico è uno dei ponti più concreti tra università e territorio”.
L’Università di Verona è una realtà giovane ma solida. Quasi 30.000 studenti vivono ogni giorno questa città. Negli ultimi cinque anni sono stati vinti oltre 600 progetti competitivi, per un totale di più di 100 milioni di euro destinati alla ricerca. Solo negli ultimi mesi sono stati vinti 9 progetti del fondo italiano per la scienza, un Erc Consolidator Grants nel 2025 e 7 Marie Curie, collocandoci tra gli atenei più dinamici del territorio. La produzione scientifica supera le 3000 pubblicazioni annue. Sono risultati che non nascono per caso, ma da un ecosistema della ricerca che funziona, una comunità accademica competente, motivata, capace di competere e vincere in contesti altamente selettivi.
Nel corso del suo intervento, Marianna Purgato, docente di Psichiatria del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento dell’Università di Verona e vincitrice del premio Erc Consolidator Grants, ha illustrato il progetto “Peace – Aiuto psicologico di precisione basato sull’evidenza per i bambini in emergenza” da lei coordinato e finanziato dalla Commissione europea per un totale di 1,844 milioni di euro. “Peace – ha spiegato Purgato – nasce per affrontare una delle più urgenti problematiche umanitarie globali: il sostegno psicologico ai minori che vivono le conseguenze di conflitti armati, violazioni dei diritti umani e condizioni di estrema povertà. In questi contesti, i bambini sono ad alto rischio di sviluppare disagio psicologico e disturbo da stress post-traumatico”. I numerosi interventi di supporto psicologico ad oggi previsti, tuttavia, non sono calibrati sulle caratteristiche cliniche e sociodemografiche dei singoli bambini. Lo studio, dunque, “propone un cambio di prospettiva: introduce un modello di psicologia di precisione, che sia in grado di raggiungere tutti i bambini in situazione di necessità, e in cui ciascuno riceva il tipo di supporto più adatto al proprio profilo e alle proprie esigenze”. La ricerca rafforza il posizionamento dell’ateneo scaligero, proiettandolo nel panorama internazionale degli enti più avanzati in Europa in questo settore scientifico.
Roberto Posenato, delegato della rettrice per la Transizione all’intelligenza artificiale, ha introdotto la lectio magistralis sul tema “Robotica e intelligenza artificiale per accrescere il potenziale umano” di Maria Chiara Carrozza, docente di Bioingegneria e biorobotica all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, già presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca dal 2013 al 2014. La docente ha spiegato come “l’intelligenza artificiale, per quanto avanzata e utile, non possiede coscienza, ma può e deve essere uno strumento per arricchirla, non impoverirla”. Carrozza ha prospettato le future evoluzioni dell’intelligenza artificiale, illustrando come già nel futuro prossimo essa sarà implementata in quasi tutti gli ambiti della vita. Questo porterà alla creazione di problemi etici relativi alla privacy, alla libertà cognitiva e alla proprietà dei dati. “Educazione, formazione e cultura – ha proseguito Carrozza – sono fondamentali per la coltivazione e il rafforzamento della coscienza, soprattutto nell’interesse delle future generazioni”.
La presenza dell’università in un territorio non è neutra. Incide sull’economia locale, sulla vitalità culturale, sulla rigenerazione urbana. “Vogliamo che l’Università sia protagonista di Verona 2040, non spettatrice del suo futuro – ha detto la rettrice – Una città universitaria non ospita studenti. È una città che cresce con loro e la nostra comunità può rappresentare anche un presidio sociale e sicuro per la città. Il secondo orizzonte del nostro cambiare verso riguarda l’identità e la responsabilità pubblica dell’Università. L’identità di un ateneo non si misura solo con numeri o con ranking. Si costruisce con le persone, con le loro energie, con le scelte quotidiane e con il senso di appartenenza e di responsabilità”.
La parola è poi passata alle rappresentanze della comunità accademica, con l’intervento della presidente del Consiglio studentesco, Irene Lupi, e del rappresentante del personale tecnico-amministrativo, Silvano Pasquali.
“Come Consiglio Studentesco sentiamo ripetere la narrazione che dipinge la nostra generazione come disinteressata, poco partecipe e svogliata – ha commentato Lupi -. La realtà che osserviamo ogni giorno negli atenei racconta altro: la partecipazione prende forma quando vengono forniti strumenti concreti, spazi accessibili, un diritto allo studio pienamente garantito, senza che l’estrazione economica e sociale diventi un fattore di esclusione. Come le giovani che nel 1946 entrarono per la prima volta nelle urne immaginando un futuro che allora appariva lontano, anche oggi riteniamo necessario recuperare il coraggio di sognare. Per esercitare la nostra responsabilità democratica, l’Università deve continuare a riconoscersi come spazio pubblico, libero e realmente aperto al confronto, capace di mettere chi studia nelle condizioni di partecipare e incidere.”
“Nel nostro lavoro, ogni giorno affrontiamo obiettivi, scadenze, progetti e problemi che scorrono veloci come la corrente di un fiume – ha affermato Pasquali – Molte cose passano, cambiano, si trasformano. Ma una cosa rimane: le persone. Sono le relazioni, la collaborazione e il senso di comunità a rendere possibile costruire qualcosa che duri davvero. Per questo la vera ricchezza dell’università sono anche le persone che ogni giorno la fanno vivere e funzionare. Averne cura significa investire nel futuro stesso dell’ateneo”.
Il terzo orizzonte del cambiare verso è europeo. In questo senso, è stata significativa la presenza dei rettori di tre università europee partner del progetto Eu gift, l’alleanza universitaria europea di cui l’Università di Verona è l’unico ateneo italiano membro. Alla cerimonia hanno infatti preso parte Cristina Maria Teixeira Saraiva, prorettrice per l’Internazionalizzazione e le Partnership istituzionali dell’University of Trás-os-Montes e Alto Douro (Portogallo), Tibor Juhász, prorettore per la Ricerca dell’Eszterházy Károly Catholic University (Ungheria), e Cornel Catoi, rettore dell’Università di Cluj-Napoca (Romania), a testimonianza della dimensione sempre più internazionale e collaborativa dell’ateneo veronese.
“L’alleanza Eu gift, testimoniata dalla presenza degli ospiti accademici, è qualcosa in più di una semplice rete – ha spiegato la rettrice – È un laboratorio di integrazione europea. Verona vuole essere parte attiva di questo spazio, una città universitaria europea dove già ora oltre 1700 studenti e studentesse sono internazionali. Per questo realizzeremo a breve un’International House: uno spazio fisico e simbolico per la comunità internazionale – studentesse e studenti, visiting professor, ricercatrici e ricercatori – ma aperto alla città. L’Università di Verona è pronta a fare la sua parte con coraggio, visione e responsabilità. E insieme – istituzioni, imprese, realtà sociali e comunità accademica – possiamo davvero cambiare verso”.


























